Un giorno ad Aliano

di Francesca Di Ciaula

Ad Aliano su una zolla d’argilla disseccata, lavorata dalla pioggia e dal vento, ho ascoltato una storia antica di brigantesse e briganti e di un popolo di cafoni e il controcanto del vento.

Abbiamo iniziato ad andare e guardare e toccare e curiosi a parlarci. Poi qualcuno ha chiesto che si facesse silenzio ed allora è stato che una storia ha cominciato a srotolarsi tra noi, sorpresi, trascinati da parole nuove. Ascoltavo e spezzavo un lungo stelo giallo. Una frase, un piccolo stecco. Segnavo il passo di una storia che camminava tra noi. E il vento diceva di sì, che era quella la storia stancamente trascinata per questi luoghi. Storia perduta, storia riscritta col sangue degli ammazzati figli di questa terra.

Ad Aliano ho ascoltato da voce di donna, il canto di lontananze e desideri negati. E il vento, che alla click here donna scompigliava i neri capelli, sembrava sussurrarle parole.

Ad Aliano ho ascoltato il lamento del cafone, grottescamente rovesciato in una lunga litania di imprecazioni contro il cielo e una terra riarsa dal sole, terra di bestie e sudore. Ho appreso con l’ironia di parole leggere, la fatica e la bestialità di quel mondo contadino raccontato da Carlo Levi. Era pure questo essere così vicini alla terra che ti avvinceva alla storia, in modo mai provato, in un modo che le mani e il corpo non hanno mai potuto capire, senza la terra.

Ad Aliano erano i luoghi a parlarci, i calanchi, il sole spietato del mezzogiorno, il giallo ocra di argilla terrosa interrotta da ciuffi di erba senza più linfa e in alto, al limitare di un cielo meravigliosamente azzurro, il verde di arbusti solitari.

E poi tra una parola e l’altra, il respiro del vento.