Diario di un aliano provvisorio

di Fabio Nigro


Bisaccia 29 agosto, sono le sette e trenta del mattino, si parte per Aliano. Manfredi si siede dietro, dice che ha il torcicollo e si addormenta subito, si sveglierà ai confini della Lucania. Livio è davanti e prende appunti, gli ho detto di segnarsi le frasi nette che raccoglieremo per strada. Ecco le prime:
_ Un medico che fa politica è un malanno per il paese.
_ Ad Aliano i calanchi riflettono il calore, qui sull’altura anche l’inverno soffre il freddo.
Dopo tre quarti d’ora di viaggio lasciamo la valle del Sele e a Contursi entriamo sulla Salerno-ReggioCalabria. È l’autostrada dell’incompiuto; un luogo mistico, le sue carreggiate sono due stigmate di asfalto aperte nel palmo del paesaggio.
Il manifesto funebre di Amedeo Noschese su un muro ad Alianello.
Aliano 30 agosto, sono le dieci del mattino, esco dalla panetteria mangiando una meravigliosa focaccia farcita di bietole e ascolto questo pezzo di conversazione tra due anziani:
_ Vado a sentire i politici, pure i poeti ci sono; e tu dove vai?
_ Io vado all’ombra.
Disteso su un muro, vedo un aereo volare sulla luna e i Calanchi.
Aliano 31 agosto, ore undici del mattino. Ho dormito solo un’ora e poco più, da tre giorni ho tirato via il segnalibro del sonno dalla notte. Nella camera accanto, Livio e Manfredi dormono. L’ancora dei loro vent’anni gli permette di fermare la rotta del sonno a ogni ora del giorno.
Aiuto il maestro, gli porto il sassofono. Lui non ce click here la fa, ha l’ernia al disco.
Aliano 1 settembre, ore quattro e mezza del mattino. Leggo alcune mie frasi in cucina, nella Casa dell’Americano. Non è il mio mestiere.
La ghigliottina del giorno dopo cala e ogni volta ci perdiamo la testa.
Sulla strada del ritorno
Ore tredici e trenta stazione di Contursi. Vado in bagno per pisciare, su una porta chiusa c’è scritto ” difetto”. Sono tristi anche i piccioni alla stazione di Contursi. L’unico che sembra contento è un uomo sui sessanta, magro, un paio di stivali di gomma verde che gli arrivano al ginocchio. È sporco di fuliggine e carbone dalla testa ai piedi, compresi i grossi baffi a manubrio; si avvicina camminando lungo i binari, sembra un macchinista contento di aver perso la sua locomotrice; nella mano destra stringe un grosso mazzo di asparagi; lo saluto e gli chiedo: ma non è tardi per gli asparagi, e lui mi risponde che, dopo un incendio, l’asparago tira sempre la testa fuori.
Un cavallo immobile all’uscita di Caposele.
Ore quindici santuario di san Gerardo. Esco allo scoperto da una selva di pellegrini, sono qui per salutare un amico, per lui sono giorni difficili. Non c’è, suo fratello mi dice che oggi quasi certamente non verrà; fa niente gli lascio un abbraccio postdatato.
2 settembre, ore nove del mattino. Tornare a casa dalla luna e i calanchi e trovare un manifesto che annuncia il concerto dei camaleonti. Poi incontro Luciano che mi dice: vieni, questa sera c’è musica al purgatorio.