Ad Aliano un festival tra luna e calanchi

Tre giorni in cui il sud creativo prova a essere corale. Un festival di poesia, lettura e canti con oltre cento ospiti.

“A fine agosto ad Aliano c’è una comunità che si crea e poi si dissolve. Non è un disegno, non è una rivoluzione, è una festa in cui è lecito mettere assieme anche i dubbi e gli affanni”.

Così il paesologo Franco Arminio annuncia l’avvio del festival “La Luna e i Calanchi” che si terrà ad Aliano, in provincia di Matera:

“Un festival lieto e dolente – spiega Arminio – per chi non vuole dissolvere misteri con l’abbaglio della ragione, per chi non vuole irrigare il mondo con le proprie opinioni, ma vuole solo guardarlo. Suonare, scrivere poesie, fare film non serve a niente. Solo se capiamo questo possiamo suonare bene, scrivere buone poesie, fare bei film. Ad Aliano la poesia esce dalla pagina, la musica dallo spartito, il cinema dalla pellicola. Non esiste più la letteratura, non esiste più la musica, non esiste più il cinema.

C’è un unico grande spazio in cui avviene tutto, una fornicazione universale delle anime. In questo spazio confuso e convulso bisogna sapersi scegliere i vicini, sapere che facilmente diventano nemici. Gli esseri umani e i luoghi ogni giorno ci danno scene diverse, la mutazione non è più dei secoli ma dei minuti. E allora non ha senso un festival che onora un’arte, non ha senso un festival che organizza la distrazione degli schiavi per poi riportarli al lavoro. Ci vuole una storia più semplice – conclude Arminio – click here ritrovarsi con lo smarrimento e con lo sfinimento in cui siamo. E leggere, suonare, filmare, farlo perché non serve a niente”.

La forza della poesia e la forza del luogo, l’idea che bisogna partire da una fonte che sia nostra, ecco Aliano, ecco non una carrellata di grandi artisti, ma un’esperienza aperta all’impensato, una tre giorni di cose intime e di passioni civili.

Tre giorni in cui il sud creativo prova anche a essere un sud corale. Un festival leopardiano, una serena obiezione alla modernità incivile. Ci saranno oltre cento ospiti e almeno duecento visitatori provenienti da tutta Italia. Ad Aliano c’è un’altra idea di pubblico. Non spettatori, ma turisti della clemenza, attori di una rivoluzione lieta, senza ire. Ad Aliano ci congediamo dal vecchio secolo, entriamo nell’epoca dei luoghi, indichiamo un piccolo paese come capitale di un grande sogno: l’Italia come luogo di raduno degli spiriti insofferenti alla dittatura dell’economia. Abbiamo bisogno di partire da un posto preciso. Fare comunità, anche se comunità provvisorie. E rompere gli steccati delle discipline, rompere la grande separazione della politica dalla poesia. Per questo avremo insieme Fabrizio Barca e Antonio Infantino, Franco Cassano e Rocco Papaleo, Ulderico Pesce e Piero Bevilacqua, Vito Teti e Andrea Di Consoli, Francesco Erbani e Daniele Sepe, Rocco De Rosa e Franco Arminio. La festa della paesologia non ha bisogno di proclami, è un racconto senza approdi predefiniti. Andiamo, andiamo insieme ad Aliano. Andiamo nel calanchi piuttosto che infilarci al casello del pensiero unico. La nostra chimera non è la crescita, la nostra chimera è la poesia