il padre, il figlio e i calanchi

Sono arrivato ad Aliano non vedendo altro che buio e nebbia. Io e Fabio ci ricordiamo di Levi che percorreva la nostra stessa strada, forse su un carro, su un asino, a piedi. Cerco di immaginare quel travaglio, ma la visione nella mente viaggia su tappeti alianti, alieni, quelli della faccia nascosta della luna che noi non vediamo. La macchina viaggia sospesa nel vuoto e quando arriviamo al ponte all’entrata del paese sembriamo attraccare a Saturno, e i fichi d’India, avamposti nella foschia, ci ricordano che siamo a Sud dell’ universo. Nell’auditorium vicino al teatro all’aperto ci sono gli abitanti di questa giornata che si è subito piegata al buio. Noi siamo appena arrivati: in due ore e mezza sembra di aver attraversato un continente.

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Cose invisibili e potenti illuminate dalla luna nei calanchi

I paesi sono «invisibili» perché sempre meno calpestati. Ma sono preziosi depositi, ricolmi di impronte abbandonate da innumerevoli, plurisecolari calpestii. Sta qui la loro ricchezza. Sprigionano una forza mnemonica dirompente, che li offre agli sguardi di chi vuole osservarli, riscoprirli, nutrirsene. Perciò hanno grandiosa potenza poetica.

Il diritto di proprietà è invisibile perché molto calpestato. Percorso come non mai. È tra i piedi e sotto i piedi ovunque e in ogni istante. Impronta la vita di ognuno, che lo voglia o no, che ne sia consapevole o meno, che lo abbia o no presente. È talmente sotto gli occhi di tutti da nascondersi alla vista. È insensibile e insieme potentissima fonte di ricchezza per chi ne ha titolo e di spietata povertà che può essere estrema per chi non lo ha. È energia irresistibile. Perciò ha pesante potenza prosaica.

I paesi sono concreti. Il diritto di proprietà è astratto. I paesi sono complessi. Il diritto di proprietà è semplice. Ma è il rapporto di potenza che tesse le società. E non c’è donna né uomo che possa vivere assolutamente fuori da una qualche forma comunitaria.

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La ginestra

Il mondo si è fatto piccolo. Trovare un angolo di silenzio è raro, trovare un angolo non battuto da turisti, da venditori di merci o di paesaggi. Aliano e i suoi calanchi adesso sono un miracolo. E sono un miracolo molti posti della Lucania. Da un po’ di anni ho preso a sentire i luoghi, come se avessi nostalgia di un tempo in cui “ogni luogo era un altare”.

Per anni ho scritto a gomiti chiusi sul grembiule delle mie ansie. Ho rovinato la mia vita nel pensiero che potesse finire all’improvviso. È una rovina che continua. Ma almeno adesso c’è un lato di me disteso, il lato che mi porta a girare dentro il sud, che porta tante persone a sentirmi una piccola risorsa di questo sud, un suo angolo di resistenza. So bene che questa ammirazione viene da un’infima minoranza. I paesi e le città del sud, ma anche dell’Italia e del mondo, sono dentro altre logiche. So che la mia vita non sarà tanto lunga da vedere un tempo aperto, una rivoluzione clemente. Mi aggiro tra ardori civili e intime mestizie e vorrei organizzare esperienze per me e per altri in cui ci sia spazio per quello che ci morde dentro, per l’incanto e lo sdegno che ci viene quando guardiamo il mondo.

La luna e i calanchi è l’ennesima prova per dire alla mia terra che si può stare qui lucidamente, vedendo la morte a cui siamo consegnati e vedendo quello che di volta in volta compare sulla tavola del mondo. Adesso la mia terra non è solo l’Irpinia d’Oriente, adesso la mia terra è il Salento e il Gargano, il Vulture e il Sannio, il Cilento e il Pollino, le Murgie e il Matese. Sono diventato un ricco possidente di paesaggi inoperosi e non importa se dormo poco, se per ogni momento di grazia che raggiungo ci sono molti momenti di dolore e di incomprensione.

Ultimamente sembra che il mio lavoro stia trovando un ascolto non solo letterario. È come se qualche parola cominciasse a incarnarsi nella vita degli altri. Non ne sono sicuro, non riesco a prendere mai del tutto fiducia in quel che faccio, non sono mai saldo, sono sempre stato proteso a cogliere i segni di malattia rispetto a quelli di salute. Ora però qualcosa anche in me sta cambiando. Ad Aliano sono stato contento quando ho sentito come certe belle pieghe della lingua del sud, certe indignazioni, certi incanti venivano offerti alla comunità dei calanchi da due bravissimi narratori teatrali come Egidia Bruno e Antonio Petrocelli, da una bravissima cantante come Caterina Pontrandolfo. I loro numeri non erano esibizioni di bravura, erano un gesto di affetto verso la nostra terra, verso i nostri usi e i nostri costumi. In certi momenti è come se fosse più credibile che la storia può prendere una piega nuova.

Un amico architetto parlava di me come un guru, come un leader carismatico. Se c’è un po’ di verità in questa affermazione vuol dire che in certi angoli del mondo qualche sasso si smuove, qualche crepa si apre, un seme imprevisto alligna. Dal sud che mitizza la politica al sud che va dietro a un ipocondriaco come me c’è una bella differenza.

Se ad Aliano nel primo anno delle azioni paesologiche riusciamo a fare una piccola assemblea di affanni e debolezze che non cercano maschere ma compagnie, se diamo slancio ai nostri dolori per renderli più visionari, meno egoisti, avremo fatto un buon uso del grande credito concesso alla paesologia da parte del Presidente della Regione, un credito coraggioso, considerando che non promettiamo di portare turisti, ma di portare nei calanchi l’ambasciata della luna in Italia.

Capisco che ci sono esigenze impellenti, capisco che i ragazzi in quelle terre hanno poche prospettive, ma non bisogna darsi l’aria di avere una soluzione o di pensare che i bei momenti che forse costruiremo possono risolvere qualcosa. Forse bisogna proprio uscire dall’ottica della risoluzione. Il modello economico capitalista è entrato in un imbuto irreversibile proprio perché battuto da troppe aspirazioni, proprio perché si è applicato nella frenesia di un affarismo di massa. Dobbiamo mettercelo bene in testa: la vita non è un affare e se è un affare è un affare mortale. Ad Aliano la premessa filosofica di tutto è che siamo al mondo per passare il tempo e che il passare del tempo alla lunga è un veleno implacabile. Il nostro è un festival leopardiano. Si parte dall’infinita vanità del tutto, ma pensiamo di piantare nei calanchi una ginestra, la ginestra di Leopardi.

Franco Arminio

Che cos’è adesso la paesologia

La paesologia unisce l’attenzione al dettaglio con la spinta verso il sacro, mettere al centro la poesia cambia molte cose, significa mettere al centro della vita la morte, la morte non è una faccenda di un giorno solo, è la faccenda di ogni giorno, la morte muove l’anima, la poesia e la morte portano inevitabilmente a dio, non quello che ci hanno raccontato, un dio che non promette paradisi e inferni, un dio che è semplicemente un punto vuoto a cui approdare, il dio della paesologia è il niente.
La paesologia è sgretolata, arrancante, cerca la vita e la morte, che cerca il tutto e il dettaglio. Forse non ci può accadere niente di grande prima della morte, è come se avessimo un tappo che ci impedisce di scendere o di salire: è bello quando le persone hanno questa possibilità di scendere e salire in se stessi, dobbiamo avere un’ampia oscillazione, ma intanto le parole oggi non vengono fuori, l’anima non mi serve a niente stamattina, adesso devo uscire verso il sole, mettermi dentro il giorno e vedere in che punto del corpo il giorno mette l’anima, l’anima è la cosa di cui abbiamo bisogno, l’anima del mondo è il nostro lutto, più che la fine della comunità dovremmo piangere sull’anima perduta. L’anima del mondo è finita perché sommersa delle merci, le merci ci sono sembrate più comode al posto dell’anima, e la vita è diventata una trafila burocratica, una faccenda gestita da una ragione anemica e sfiduciata. Le merci hanno messo fuori gioco ogni leggenda, fuori gioco il sogno e in fondo anche l’amore, alla fine tutto quello che discende dall’anima è come se fosse messo fuori gioco.

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Lo spirito di Aliano

Appena pubblicato il programma della scuola di paesologia, subito bisogna modificarlo. Assieme agli altri ospiti ci sarà per tutti e tre i giorni anche antonio infantino. Chi ha dimestichezza con la musica etnica ne è sicuramente entusiasta. Faremo molte cose con lui, tra cui una conversazione sonora la sera di sabato 17. La presenza di infantino non è frutto di un invito, ma nasce dall’esigenza dell’artista di essere con noi ad aliano. sarà così con tanti altri. Lo spirito di aliano è proprio questo, adunare gli spiriti magni tenendoci lontani dai camerieri del nulla. La scuola di aliano precede solo di qualche giorno quella che farò a Cesena per conto del prestigioso teatro valdoca.Iscrivetevi. La scuola di paesologia è una risposta alla società post-sociale.

Franco Arminio

– Programma del secondo appuntamento, dal 16 al 18 novembre 2012

24 ottobre 2012-Inaugurazione del sentiero Parco dei calanchi

24 OTTOBRE 2012
INAUGURAZIONE SENTIERO PARCO DEI CALANCHI – ALIANO

Sentieri naturali per l’interpretazione delle bellezze naturali del parco dei calanchi

I sentieri naturali sono uno strumento ideale per riflettere sull’importanza della conservazione della natura percependo le mutevoli forme di un territorio. Una rete di sentieri naturalistico sono necessari per lo sviluppo di un turismo sostenibile sul territorio. Il sentiero permette di interpretare attraverso l’osservazione del paesaggio il rapporto tra uomo e natura e gli equilibri ed i conitti presenti attualmente nel nostro territorio. L’approccio dell’alunno al sentiero sarà la percezione sensoriale del sentiero, a questa seguirà la percezione emotiva e quindi quella cognitiva. Inoltre all’alunno verranno fornite, grazie alla presenza di guide specializzate, le conoscenze della formazione dei calanchi, la flora e la fauna presente nel territorio.

Programma del 24 ottobre 2012-Inaugurazione del sentiero Parco dei calanchi

Aliano, secondo appuntamento

Programma del secondo appuntamento, dal 16 al 18 novembre 2012

Dopo la straordinaria apertura dell’otto settembre si torna in Lucania, si torna ad Aliano, si torna nei calanchi.
Il secondo appuntamento è interamente dedicato alla scuola di paesologia.
Di seguito il programma di massima (già dal primo giorno i parlamenti nel gruppo dei partecipati potranno scegliere tra altre proposte, tenendo conto anche delle condizioni climatiche).
Sarà una scuola di paesologia inusuale. Normalmente si lavoro con un gruppo che oscilla tra le quindici e le trenta persone. Ad Aliano avremo una quarantina di studenti dell’università di Firenze, a cui si aggiungeranno le persone che vorranno iscriversi, tenendo conto che è previsto un tetto massimo di 70 persone.
L’iscrizione è gratuita e deve pervenire entro il 10 novembre a Luigi Scelzi (329 2021880)
luigiscelzi@tiscali.it e Franco Arminio (388 7622101) arminio17@gmail.com

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Aliano

di Franco Arminio

“Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo… Cristo è sceso nell’inferno sotterraneo del moralismo ebraico per romperne le porte nel tempo e sigillarle nell’eternità. Ma in questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a Eboli.” Ad Aliano sono arrivati in tanti attraverso le pagine del libro di Carlo Levi. Il paese è ancora lì, con tutti i segni che hanno i paesi adesso. Però qualcosa resiste, a cominciare dal paesaggio circostante. I calanchi sono quelli, non è possibile alcuna lavorazione agricola. E neppure si sono avviate pericolose operazioni di sfruttamento turistico. Bisogna contemplarli da lontano, un mare di pieghe grigie, come un cervello spalmato per terra. E poi se ci entri dentro, senti le voci di questa terra.

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Sulla strada per Aliano

di Marianna Borriello

220Km da Napoli, 164 da Bari. 200 da Cosenza. 113 da Taranto. 169, passo più passo meno, da casa mia. Equidistante dal cuore di tutti noi. Aliano l’otto settembre affiora come ombelico del Sud Italia. Crocevia del nostro battente andare. Qui, spinto dai suoi sogni, ognuno potrà poggiare la pietra votiva dei suoi giorni e dire una preghiera per la terra a cui appartiene. Aspetta le nostre storie Aliano. Venite e raccontante delle terre in affanno perché prive di pensiero meridiano. Qui raccontiamo del Sud che s’oppone alla cancellazione di memoria e luce. Che trattiene coi pugni la lingua dei propri padri. Qui venite e raccontate delle terre d’acqua minacciate dai bruciatori e delle colline d’oro a cui hanno rubato spazio e vento. Nel sasso da deporre metti la tragedia di una città in guerra con se stessa. Narreremo senza abbandonarci alle sirene del lamento. Semmai qui ogni parola è pietra angolare per un laboratorio sul sistema meridiano. Se accenneremo ai Sud dell’accidia, del rancore, del disfattismo amorale sarà solo per dirci che i nostri modelli sono fatti di ben altra sostanza. Ad Aliano andiamo per confrontarci sul trovare il senso delle proprie azioni non nelle merci ma nelle relazioni. Confessiamo l’anelito rurale che sotto pelle cova e la rivoluzione delle piccole cose che dallo scempio dell’esistente muove. Raccontiamoci della terra che non c’appartiene ma a cui apparteniamo. L’otto settembre congiungiamo, lì dove pure Cristo s’è negato, i Sud dei nostri sassi votivi, pellegrini. Sud disparati mai distanti. Dai Calanchi un canto da un altro tempo si poggerà sui nostri ragionamenti. Benedizione per il lungo, lento, luminoso cammino che ci apprestiamo a fare.

Ad Aliano ho visto un’altra crepa

di Bruno Vaglio

Ad Aliano è emersa un’altra crepa, che forse è la crepa del mondo d’oggi, lo scarto che c’è tra quello che vorremmo essere e quello che siamo diventati. Siamo una umanità su cui incombe più di tutto la paura. Sono venuto ad Aliano per guardare in faccia chi ha capito l’imbroglio e vuole venire al frutto di se stesso. Aliano per una giornata tra i calanchi e tra i piccoli giardini di boîtes dei vicoli è stato invaso da un cesto di frutta rotolante. Ognuno di noi era li per spargere e cogliere eteri profondi.

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