Un giorno ad Aliano

di Francesca Di Ciaula

Ad Aliano su una zolla d’argilla disseccata, lavorata dalla pioggia e dal vento, ho ascoltato una storia antica di brigantesse e briganti e di un popolo di cafoni e il controcanto del vento.

Abbiamo iniziato ad andare e guardare e toccare e curiosi a parlarci. Poi qualcuno ha chiesto che si facesse silenzio ed allora è stato che una storia ha cominciato a srotolarsi tra noi, sorpresi, trascinati da parole nuove. Ascoltavo e spezzavo un lungo stelo giallo. Una frase, un piccolo stecco. Segnavo il passo di una storia che camminava tra noi. E il vento diceva di sì, che era quella la storia stancamente trascinata per questi luoghi. Storia perduta, storia riscritta col sangue degli ammazzati figli di questa terra.

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Dopo Aliano….il mio paese

Di Franco Arminio

1.
dopo aliano esco nel mio paese e trovo a centro metri da casa mia un grande palco che porta sopra un cantante che cantava quando io avevo dieci anni. ma non è vecchio, è strano, è un orrore che non fa orrore, un orrore che dura poco. mi chiedo cosa sono le persone che lo ascoltano. un sud indefinibile cresce intorno a me mentre vado a cercarne altri più lontani. non mi ha salutato quasi nessuno, non ho salutato quasi nessuno. non è popolo, non sono cafoni, non sono intellettuali, chi sono?

2.
io non conosco questa gente che ascolta gianni nazzaro e questa gente non mi conosce. io non sento rancore, non sento dolore, sento solo un senso di esilio, andare in esilio restando a casa propria, andare in esilio senza partire, perdere confidenza con chi abita lo stesso luogo che abiti tu, questo è quello che mi accade ogni giorno, diminuisce il numero delle persone che saluti e che ti salutano…, non c’è nessuno con cui fermarti devi uscire solo per tornare a casa, solo per vedere che le impronte della tua gente si sono cancellate e la tua gente non ti appartiene e tu non le appartieni. è un processo velocissimo. mentre lontano da qui provo a costruire nuove comunità, la mia si dissolva, diventa una cosa indefinibile, che abita uno spazio indefinibile. un luogo si dice è fatto dalle persone che lo abitano e non bisogna portare il broncio alle persone che ti circondano. ma qui non ti circonda nessuno, non c’è prossimità, di nessun tipo, non c’è neppure adiacenza.

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Ad Aliano tra la gente di Carlo Levi

Di Donatella Bernabò Silorata

Da Napoli ci vogliono poco più di due ore per raggiungere Aliano, il paese di Carlo Levi e di “Cristo si è fermato ad Eboli”. Un viaggio che attraversa una geografia remota, che ci regala uno dei paesaggi più suggestivi d’Italia: i calanchi della Lucania sud orientale. Costruito sul limitare di un ripido dirupo, il paese è immerso in questo paesaggio aspro e lunare: grosse colline argillose e valli scavate dal vento e dall’erosione delle acque che sabato saranno il proscenio dell’avvio de “La Luna e i Calanchi”, un festival che, come spiega il suo ideatore Franco Arminio, “è una sorta di adozione collettiva di un paese e di un paesaggio nello spirito della “paesologia””.

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Ancora Aliano

Di Franco Arminio

La luna e i calanchi nasce dal fatto che quando sto in Lucania mi sento bene. Mi piace il fatto di vedere tanta terra e poca gente. Forse i lucani devono sentire che essere pochi non è un problema. Il problema ce l’hanno gli altri che sono troppi. Via via che il resto d’Italia si va riempiendo di capannoni e officine, cartelloni e pompe di benzina, ecco che il paesaggio lucano appare sempre più solenne. Viaggiando in macchina il traffico, mai concitato, ti dà modo di guardarti intorno. E dietro il paesaggio c’è il mito, ci sono le poesie, le narrazioni, ci sono Scotellaro e Sinisgalli, Pierro e Parrella.

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