LA LUNA E I CALANCHI – Festival della paesologia

oggi è uscita una bella pagina sul manifesto. ecco il testo. fate girare. chi non viene ad aliano sia generoso. 
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LA LUNA E I CALANCHI,
Festival della paesologia, dal 29 al 31 agosto, Aliano, Mt

La forza della poesia e la forza del luogo, l’idea che bisogna partire da una fonte che sia nostra. Ecco Aliano, un’esperienza aperta all’impensato, una tre giorni di cose intime e di passioni civili. Una cerimonia dei sensi contro l’autismo corale. La paesologia festeggia un paese e i suoi abitanti, festeggia i cardi, i lampioni, i muri nuovi e quelli antichi. Tre giorni in cui il sud creativo prova anche a essere un sud corale. Un festival leopardiano, una serena obiezione alla modernità incivile. Ci saranno oltre cento ospiti e molti visitatori provenienti da tutta Italia. Non spettatori, ma turisti della clemenza, attori di una rivoluzione lieta, senza ire. Ad Aliano ci congediamo dal vecchio secolo, entriamo nell’epoca dei luoghi, indichiamo un piccolo paese come capitale di un grande sogno: l’Italia come luogo di raduno degli spiriti insofferenti alla dittatura dell’economia. Abbiamo bisogno di partire da un posto preciso. Fare comunità, anche se comunità provvisorie. E rompere gli steccati delle discipline, rompere la grande separazione della politica dalla poesia. La festa della paesologia non ha bisogno di proclami, è un racconto senza approdi predefiniti. Andiamo, andiamo insieme ad Aliano. Andiamo nei calanchi piuttosto che infilarci al casello del pensiero unico. La nostra chimera non è la crescita, la nostra chimera è la poesia.

Ecco un luogo dell’Italia, l’Italia che non è annegata in un mare di cemento e di merci. Molti lo hanno capito che venire ad Aliano non è partecipare a un festival come tanti, è darsi a una nuova militanza civile: la poesia.

Ho partecipato a una passeggiata notturna nel paesaggio intorno al mio paese. Eravamo quasi duecento persone. Un partito oggi mette insieme tante persone solo se le paga. Guardare il paesaggio, camminare, stare insieme: ovunque si diffonde una nuova sensibilità rivolta all’antico. In fondo ad Aliano facciamo qualcosa di simile. Sarebbe bello se nel prossimo autunno le persone disertassero i divani e rimanessero pronti a cercare gli altri, un autunno di comunità e di poesia. Sarebbe la vera fine degli ignobili che ancora stanno in scena.

In questi giorni ho capito una cosa: abbiamo una sola strada, la clemenza, la dolcezza. Chiedere scusa e ringraziare. Ecco altre due cose che dovremmo fare ogni giorno. C’è sempre qualcuno a cui dovremmo chiedere scusa. E qualcuno da ringraziare.

Quando si pensa alla rivoluzione si pensa ai cortei, alle urla e invece la rivoluzione si può fare anche a bassa voce, è un compito per gli angoli bui della giornata, una faccenda intima prima che corale. La rivoluzione forse si può fare con mitezza, uscire dal mondo delle merci poco alla volta, con le forze che abbiamo, senza arroganze, senza proclami, uscire fuori e salutare chi arriva e chi parte, guardare la morte e la bellezza, usare il silenzio e la parola, farlo con calma e con urgenza, c’è ancora tempo, ad Aliano c’è ancora tempo.

Venite ad Aliano per “un eros vago, lontano, come una stretta di mano”.

La paesologia è camminare nei paesi. Camminare fa bene quindi fanno bene anche i paesi. Se gli italiani andassero in giro per i paesi, se camminassero tre ore al giorno la farmacie e i medici guadagnerebbero assai meno. Un governo occidentale oggi dovrebbe come prima cosa far camminare le persone. L’ossessione della scrittura in questi anni mi ha fatto camminare poco, ma abbastanza per capire che non c’è un antidepressivo migliore.

Dormo poco, dormo sempre meno. Appena esce la luce del giorno sono sveglio, ho urgenza di andare nella luce. Mi sto allenando alla tre giorni non stop di Aliano, il programma è fermo solo dalle sette alle dieci del mattino. Il Sud può continuare a denigrare il Sud che gli sta accanto, può succedere quello che succede da sempre, possiamo continuare a ubriacarci di rancore e diffidenza, ma qualcosa ormai si è mosso, una pietra si è scastrata, c’è uno spiraglio di luce. Ed è per questo che mi sveglio così presto, l’alba mi presta le sue scarpe, andiamo Arminio, andiamo ad Aliano.

Aliano dice all’Italia fatti dolce e lontana e silenziosa, torna agli ulivi, al grano, al fazzoletto pieno di sudore quando la giornata era una cosa sola: serpente fischio pianto sole e non il mosaico di plastica che c’è adesso. Aliano dice all’Italia che molto abbiamo perso, forse l’essenziale, e dobbiamo sentirlo e piangere e ridere e tornare davvero alla nostra terra, stare davvero qui dov’eravamo.

La modernità incivile ha ancora i suoi fanatici, la miseria spirituale dilaga. Chi è in esilio, chi è orfano, chi è a disagio deve trovare compagnia alla sua solitudine, non deve buttarla. L’idea della morte non si può diluire col divertimento o con l’orgia delle merci. L’idea della morte si sostiene con la poesia, con l’esposizione di quel che siamo. E se esponiamo la nostra paura o il nostro delirio o la nostra ossessione, se esponiamo il gioco profondo che ci muove, dobbiamo incontrarci nello squarcio, non sulla vernice fresca del compiacimento e del conformismo. Ad Aliano io penso a una comunità di squarci, a una comunità delle fessure, a un abbraccio degli orli. Dunque un festival del bilico, una cerimonia dei sensi che all’improvviso si verticalizza, si fa notturna, metafisica. Dal vuoto dei calanchi al vuoto della luna. Un festival lieto e dolente, per chi non vuole dissolvere misteri con l’abbaglio della ragione, per chi non vuole irrigare il mondo con le proprie opinioni, ma vuole solo guardarlo.

Suonare, scrivere poesie, fare film non serve a niente. Solo se capiamo questo possiamo suonare bene, scrivere buone poesie, fare bei film. Ad Aliano la poesia esce dalla pagina, la musica dallo spartito, il cinema dalla pellicola. Non esiste più la letteratura, non esiste più la musica, non esiste più il cinema. C’è un unico grande spazio in cui avviene tutto, una fornicazione universale delle anime. In questo spazio confuso e convulso bisogna sapersi scegliere i vicini, sapere che facilmente diventano nemici. Gli esseri umani e i luoghi ogni giorno ci danno scene diverse, la mutazione non è più dei secoli ma dei minuti. E allora non ha senso un festival che onora un’arte, non ha senso un festival che organizza la distrazione degli schiavi per poi riportarli al lavoro. Ci vuole una storia più semplice: ritrovarsi con lo smarrimento e con lo sfinimento in cui siamo. E leggere, suonare, filmare, farlo perché non serve a niente.

Il capitalismo è morto, ma i capitalisti sono vivi e vegeti. Anche l’egoismo è morto, ma l’egoismo è ancora un abito comune. Non siamo in condizione di cambiare il mondo, di cambiarlo tutto, ma possiamo praticare, dove è possibile, nuove forme di comunità. Io le chiamo comunità provvisorie. A fine agosto ad Aliano c’è una comunità che si crea e poi si dissolve. Non è un disegno, non è una rivoluzione, è una festa in cui è lecito mettere assieme anche i dubbi e gli affanni. Nemmeno questo è il nostro tempo. Forse non è neppure il tempo dei nostri nemici.

arminio

La nostra chimera non è la crescita, la nostra chimera è la poesia.

La forza della poesia e la forza del luogo, l’idea che bisogna partire da una fonte che sia nostra.
Ecco Aliano, un’esperienza aperta all’impensato, una tre giorni di cose intime e di passioni civili.
Una cerimonia dei sensi contro l’autismo corale. La paesologia festeggia un paese e i suoi abitanti, festeggia i cardi, i lampioni, i muri nuovi e quelli antichi. Tre giorni in cui il sud creativo prova anche a essere un sud corale. Un festival leopardiano, una serena obiezione alla modernità incivile.
Ci saranno oltre cento ospiti e molti visitatori provenienti da tutta Italia. Non spettatori, ma turisti della clemenza, attori di una rivoluzione lieta, senza ire. Ad Aliano ci congediamo dal vecchio secolo, entriamo nell’epoca dei luoghi, indichiamo un piccolo paese come capitale di un grande sogno: l’Italia come luogo di raduno degli spiriti insofferenti alla dittatura dell’economia. Abbiamo bisogno di partire da un posto preciso. Fare comunità, anche se comunità provvisorie. E rompere gli steccati delle discipline, rompere la grande separazione della politica dalla poesia. La festa della paesologia non ha bisogno di proclami, è un racconto senza approdi predefiniti. Andiamo, andiamo insieme ad Aliano. Andiamo nei calanchi piuttosto che infilarci al casello del pensiero unico. La nostra chimera non è la crescita, la nostra chimera è la poesia.

29-31 agosto, ‪‎aliano‬, ‪‎matera‬, ‪lucania‬, ‪‎italia‬ del ‪‎sud‬

La forza della poesia e la forza del luogo, l’idea che bisogna partire da una fonte che sia nostra, ecco aliano, ecco non una carrellata di grandi artisti, ma un’esperienza aperta all’impensato, una tre giorni di cose intime e di passioni civili. una cerimonia dei sensi contro l’autismo corale. la paesologia festeggia un paese e i suoi abitanti, festeggia i cardi, i lampioni, i muri nuovi e quelli antichi. tre giorni in cui il sud creativo prova anche a essere un sud corale. un festival leopardiano, una serena obiezione alla modernità incivile. ci saranno oltre cento ospiti e almeno duecento visitatori provenienti da tutta italia. ad aliano c’è un’altra idea di pubblico. non spettatori, ma turisti della clemenza, attori di una rivoluzione lieta, senza ire. ad aliano ci congediamo dal vecchio secolo, entriamo nell’epoca dei luoghi, segnamo un piccolo paese come capitale di un grande sogno: l’italia come luogo di raduno degli spiriti insofferenti alla dittatura dell’econonia. abbiamo bisogno di partire da un posto preciso. fare comunità, anche se comunità provvisorie. e rompere gli steccati delle discipline, rompere la grande separazione della politica dalla poesia. per questo avremo insieme fabrizio barca e antonio infantino, franco cassano e rocco papaleo, ulderico pesce e piero bevilacqua, vito teti e andrea di consoli, francesco erbani e daniele sepe, rocco de rosa e franco arminio. la festa della paesologia non ha bisogno di proclami, è un racconto senza approdi predefiniti. andiamo, andiamo insieme ad aliano. andiamo nel calanchi piuttosto che infilarci al casello del pensiero unico. la nostra chimera non è la crescita, la nostra chimera è la poesia.

29-31 agosto, aliano, matera, lucania, italia del sud

il padre, il figlio e i calanchi

Sono arrivato ad Aliano non vedendo altro che buio e nebbia. Io e Fabio ci ricordiamo di Levi che percorreva la nostra stessa strada, forse su un carro, su un asino, a piedi. Cerco di immaginare quel travaglio, ma la visione nella mente viaggia su tappeti alianti, alieni, quelli della faccia nascosta della luna che noi non vediamo. La macchina viaggia sospesa nel vuoto e quando arriviamo al ponte all’entrata del paese sembriamo attraccare a Saturno, e i fichi d’India, avamposti nella foschia, ci ricordano che siamo a Sud dell’ universo. Nell’auditorium vicino al teatro all’aperto ci sono gli abitanti di questa giornata che si è subito piegata al buio. Noi siamo appena arrivati: in due ore e mezza sembra di aver attraversato un continente.

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Cose invisibili e potenti illuminate dalla luna nei calanchi

I paesi sono «invisibili» perché sempre meno calpestati. Ma sono preziosi depositi, ricolmi di impronte abbandonate da innumerevoli, plurisecolari calpestii. Sta qui la loro ricchezza. Sprigionano una forza mnemonica dirompente, che li offre agli sguardi di chi vuole osservarli, riscoprirli, nutrirsene. Perciò hanno grandiosa potenza poetica.

Il diritto di proprietà è invisibile perché molto calpestato. Percorso come non mai. È tra i piedi e sotto i piedi ovunque e in ogni istante. Impronta la vita di ognuno, che lo voglia o no, che ne sia consapevole o meno, che lo abbia o no presente. È talmente sotto gli occhi di tutti da nascondersi alla vista. È insensibile e insieme potentissima fonte di ricchezza per chi ne ha titolo e di spietata povertà che può essere estrema per chi non lo ha. È energia irresistibile. Perciò ha pesante potenza prosaica.

I paesi sono concreti. Il diritto di proprietà è astratto. I paesi sono complessi. Il diritto di proprietà è semplice. Ma è il rapporto di potenza che tesse le società. E non c’è donna né uomo che possa vivere assolutamente fuori da una qualche forma comunitaria.

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La ginestra

Il mondo si è fatto piccolo. Trovare un angolo di silenzio è raro, trovare un angolo non battuto da turisti, da venditori di merci o di paesaggi. Aliano e i suoi calanchi adesso sono un miracolo. E sono un miracolo molti posti della Lucania. Da un po’ di anni ho preso a sentire i luoghi, come se avessi nostalgia di un tempo in cui “ogni luogo era un altare”.

Per anni ho scritto a gomiti chiusi sul grembiule delle mie ansie. Ho rovinato la mia vita nel pensiero che potesse finire all’improvviso. È una rovina che continua. Ma almeno adesso c’è un lato di me disteso, il lato che mi porta a girare dentro il sud, che porta tante persone a sentirmi una piccola risorsa di questo sud, un suo angolo di resistenza. So bene che questa ammirazione viene da un’infima minoranza. I paesi e le città del sud, ma anche dell’Italia e del mondo, sono dentro altre logiche. So che la mia vita non sarà tanto lunga da vedere un tempo aperto, una rivoluzione clemente. Mi aggiro tra ardori civili e intime mestizie e vorrei organizzare esperienze per me e per altri in cui ci sia spazio per quello che ci morde dentro, per l’incanto e lo sdegno che ci viene quando guardiamo il mondo.

La luna e i calanchi è l’ennesima prova per dire alla mia terra che si può stare qui lucidamente, vedendo la morte a cui siamo consegnati e vedendo quello che di volta in volta compare sulla tavola del mondo. Adesso la mia terra non è solo l’Irpinia d’Oriente, adesso la mia terra è il Salento e il Gargano, il Vulture e il Sannio, il Cilento e il Pollino, le Murgie e il Matese. Sono diventato un ricco possidente di paesaggi inoperosi e non importa se dormo poco, se per ogni momento di grazia che raggiungo ci sono molti momenti di dolore e di incomprensione.

Ultimamente sembra che il mio lavoro stia trovando un ascolto non solo letterario. È come se qualche parola cominciasse a incarnarsi nella vita degli altri. Non ne sono sicuro, non riesco a prendere mai del tutto fiducia in quel che faccio, non sono mai saldo, sono sempre stato proteso a cogliere i segni di malattia rispetto a quelli di salute. Ora però qualcosa anche in me sta cambiando. Ad Aliano sono stato contento quando ho sentito come certe belle pieghe della lingua del sud, certe indignazioni, certi incanti venivano offerti alla comunità dei calanchi da due bravissimi narratori teatrali come Egidia Bruno e Antonio Petrocelli, da una bravissima cantante come Caterina Pontrandolfo. I loro numeri non erano esibizioni di bravura, erano un gesto di affetto verso la nostra terra, verso i nostri usi e i nostri costumi. In certi momenti è come se fosse più credibile che la storia può prendere una piega nuova.

Un amico architetto parlava di me come un guru, come un leader carismatico. Se c’è un po’ di verità in questa affermazione vuol dire che in certi angoli del mondo qualche sasso si smuove, qualche crepa si apre, un seme imprevisto alligna. Dal sud che mitizza la politica al sud che va dietro a un ipocondriaco come me c’è una bella differenza.

Se ad Aliano nel primo anno delle azioni paesologiche riusciamo a fare una piccola assemblea di affanni e debolezze che non cercano maschere ma compagnie, se diamo slancio ai nostri dolori per renderli più visionari, meno egoisti, avremo fatto un buon uso del grande credito concesso alla paesologia da parte del Presidente della Regione, un credito coraggioso, considerando che non promettiamo di portare turisti, ma di portare nei calanchi l’ambasciata della luna in Italia.

Capisco che ci sono esigenze impellenti, capisco che i ragazzi in quelle terre hanno poche prospettive, ma non bisogna darsi l’aria di avere una soluzione o di pensare che i bei momenti che forse costruiremo possono risolvere qualcosa. Forse bisogna proprio uscire dall’ottica della risoluzione. Il modello economico capitalista è entrato in un imbuto irreversibile proprio perché battuto da troppe aspirazioni, proprio perché si è applicato nella frenesia di un affarismo di massa. Dobbiamo mettercelo bene in testa: la vita non è un affare e se è un affare è un affare mortale. Ad Aliano la premessa filosofica di tutto è che siamo al mondo per passare il tempo e che il passare del tempo alla lunga è un veleno implacabile. Il nostro è un festival leopardiano. Si parte dall’infinita vanità del tutto, ma pensiamo di piantare nei calanchi una ginestra, la ginestra di Leopardi.

Franco Arminio

Che cos’è adesso la paesologia

La paesologia unisce l’attenzione al dettaglio con la spinta verso il sacro, mettere al centro la poesia cambia molte cose, significa mettere al centro della vita la morte, la morte non è una faccenda di un giorno solo, è la faccenda di ogni giorno, la morte muove l’anima, la poesia e la morte portano inevitabilmente a dio, non quello che ci hanno raccontato, un dio che non promette paradisi e inferni, un dio che è semplicemente un punto vuoto a cui approdare, il dio della paesologia è il niente.
La paesologia è sgretolata, arrancante, cerca la vita e la morte, che cerca il tutto e il dettaglio. Forse non ci può accadere niente di grande prima della morte, è come se avessimo un tappo che ci impedisce di scendere o di salire: è bello quando le persone hanno questa possibilità di scendere e salire in se stessi, dobbiamo avere un’ampia oscillazione, ma intanto le parole oggi non vengono fuori, l’anima non mi serve a niente stamattina, adesso devo uscire verso il sole, mettermi dentro il giorno e vedere in che punto del corpo il giorno mette l’anima, l’anima è la cosa di cui abbiamo bisogno, l’anima del mondo è il nostro lutto, più che la fine della comunità dovremmo piangere sull’anima perduta. L’anima del mondo è finita perché sommersa delle merci, le merci ci sono sembrate più comode al posto dell’anima, e la vita è diventata una trafila burocratica, una faccenda gestita da una ragione anemica e sfiduciata. Le merci hanno messo fuori gioco ogni leggenda, fuori gioco il sogno e in fondo anche l’amore, alla fine tutto quello che discende dall’anima è come se fosse messo fuori gioco.

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Lo spirito di Aliano

Appena pubblicato il programma della scuola di paesologia, subito bisogna modificarlo. Assieme agli altri ospiti ci sarà per tutti e tre i giorni anche antonio infantino. Chi ha dimestichezza con la musica etnica ne è sicuramente entusiasta. Faremo molte cose con lui, tra cui una conversazione sonora la sera di sabato 17. La presenza di infantino non è frutto di un invito, ma nasce dall’esigenza dell’artista di essere con noi ad aliano. sarà così con tanti altri. Lo spirito di aliano è proprio questo, adunare gli spiriti magni tenendoci lontani dai camerieri del nulla. La scuola di aliano precede solo di qualche giorno quella che farò a Cesena per conto del prestigioso teatro valdoca.Iscrivetevi. La scuola di paesologia è una risposta alla società post-sociale.

Franco Arminio

– Programma del secondo appuntamento, dal 16 al 18 novembre 2012

24 ottobre 2012-Inaugurazione del sentiero Parco dei calanchi

24 OTTOBRE 2012
INAUGURAZIONE SENTIERO PARCO DEI CALANCHI – ALIANO

Sentieri naturali per l’interpretazione delle bellezze naturali del parco dei calanchi

I sentieri naturali sono uno strumento ideale per riflettere sull’importanza della conservazione della natura percependo le mutevoli forme di un territorio. Una rete di sentieri naturalistico sono necessari per lo sviluppo di un turismo sostenibile sul territorio. Il sentiero permette di interpretare attraverso l’osservazione del paesaggio il rapporto tra uomo e natura e gli equilibri ed i conitti presenti attualmente nel nostro territorio. L’approccio dell’alunno al sentiero sarà la percezione sensoriale del sentiero, a questa seguirà la percezione emotiva e quindi quella cognitiva. Inoltre all’alunno verranno fornite, grazie alla presenza di guide specializzate, le conoscenze della formazione dei calanchi, la flora e la fauna presente nel territorio.

Programma del 24 ottobre 2012-Inaugurazione del sentiero Parco dei calanchi

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