Aliano, secondo appuntamento

Programma del secondo appuntamento, dal 16 al 18 novembre 2012

Dopo la straordinaria apertura dell’otto settembre si torna in Lucania, si torna ad Aliano, si torna nei calanchi.
Il secondo appuntamento è interamente dedicato alla scuola di paesologia.
Di seguito il programma di massima (già dal primo giorno i parlamenti nel gruppo dei partecipati potranno scegliere tra altre proposte, tenendo conto anche delle condizioni climatiche).
Sarà una scuola di paesologia inusuale. Normalmente si lavoro con un gruppo che oscilla tra le quindici e le trenta persone. Ad Aliano avremo una quarantina di studenti dell’università di Firenze, a cui si aggiungeranno le persone che vorranno iscriversi, tenendo conto che è previsto un tetto massimo di 70 persone.
L’iscrizione è gratuita e deve pervenire entro il 10 novembre a Luigi Scelzi (329 2021880)
luigiscelzi@tiscali.it e Franco Arminio (388 7622101) arminio17@gmail.com

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Aliano

di Franco Arminio

“Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo… Cristo è sceso nell’inferno sotterraneo del moralismo ebraico per romperne le porte nel tempo e sigillarle nell’eternità. Ma in questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a Eboli.” Ad Aliano sono arrivati in tanti attraverso le pagine del libro di Carlo Levi. Il paese è ancora lì, con tutti i segni che hanno i paesi adesso. Però qualcosa resiste, a cominciare dal paesaggio circostante. I calanchi sono quelli, non è possibile alcuna lavorazione agricola. E neppure si sono avviate pericolose operazioni di sfruttamento turistico. Bisogna contemplarli da lontano, un mare di pieghe grigie, come un cervello spalmato per terra. E poi se ci entri dentro, senti le voci di questa terra.

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Sulla strada per Aliano

di Marianna Borriello

220Km da Napoli, 164 da Bari. 200 da Cosenza. 113 da Taranto. 169, passo più passo meno, da casa mia. Equidistante dal cuore di tutti noi. Aliano l’otto settembre affiora come ombelico del Sud Italia. Crocevia del nostro battente andare. Qui, spinto dai suoi sogni, ognuno potrà poggiare la pietra votiva dei suoi giorni e dire una preghiera per la terra a cui appartiene. Aspetta le nostre storie Aliano. Venite e raccontante delle terre in affanno perché prive di pensiero meridiano. Qui raccontiamo del Sud che s’oppone alla cancellazione di memoria e luce. Che trattiene coi pugni la lingua dei propri padri. Qui venite e raccontate delle terre d’acqua minacciate dai bruciatori e delle colline d’oro a cui hanno rubato spazio e vento. Nel sasso da deporre metti la tragedia di una città in guerra con se stessa. Narreremo senza abbandonarci alle sirene del lamento. Semmai qui ogni parola è pietra angolare per un laboratorio sul sistema meridiano. Se accenneremo ai Sud dell’accidia, del rancore, del disfattismo amorale sarà solo per dirci che i nostri modelli sono fatti di ben altra sostanza. Ad Aliano andiamo per confrontarci sul trovare il senso delle proprie azioni non nelle merci ma nelle relazioni. Confessiamo l’anelito rurale che sotto pelle cova e la rivoluzione delle piccole cose che dallo scempio dell’esistente muove. Raccontiamoci della terra che non c’appartiene ma a cui apparteniamo. L’otto settembre congiungiamo, lì dove pure Cristo s’è negato, i Sud dei nostri sassi votivi, pellegrini. Sud disparati mai distanti. Dai Calanchi un canto da un altro tempo si poggerà sui nostri ragionamenti. Benedizione per il lungo, lento, luminoso cammino che ci apprestiamo a fare.

Ad Aliano ho visto un’altra crepa

di Bruno Vaglio

Ad Aliano è emersa un’altra crepa, che forse è la crepa del mondo d’oggi, lo scarto che c’è tra quello che vorremmo essere e quello che siamo diventati. Siamo una umanità su cui incombe più di tutto la paura. Sono venuto ad Aliano per guardare in faccia chi ha capito l’imbroglio e vuole venire al frutto di se stesso. Aliano per una giornata tra i calanchi e tra i piccoli giardini di boîtes dei vicoli è stato invaso da un cesto di frutta rotolante. Ognuno di noi era li per spargere e cogliere eteri profondi.

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Un giorno ad Aliano

di Francesca Di Ciaula

Ad Aliano su una zolla d’argilla disseccata, lavorata dalla pioggia e dal vento, ho ascoltato una storia antica di brigantesse e briganti e di un popolo di cafoni e il controcanto del vento.

Abbiamo iniziato ad andare e guardare e toccare e curiosi a parlarci. Poi qualcuno ha chiesto che si facesse silenzio ed allora è stato che una storia ha cominciato a srotolarsi tra noi, sorpresi, trascinati da parole nuove. Ascoltavo e spezzavo un lungo stelo giallo. Una frase, un piccolo stecco. Segnavo il passo di una storia che camminava tra noi. E il vento diceva di sì, che era quella la storia stancamente trascinata per questi luoghi. Storia perduta, storia riscritta col sangue degli ammazzati figli di questa terra.

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Dopo Aliano….il mio paese

Di Franco Arminio

1.
dopo aliano esco nel mio paese e trovo a centro metri da casa mia un grande palco che porta sopra un cantante che cantava quando io avevo dieci anni. ma non è vecchio, è strano, è un orrore che non fa orrore, un orrore che dura poco. mi chiedo cosa sono le persone che lo ascoltano. un sud indefinibile cresce intorno a me mentre vado a cercarne altri più lontani. non mi ha salutato quasi nessuno, non ho salutato quasi nessuno. non è popolo, non sono cafoni, non sono intellettuali, chi sono?

2.
io non conosco questa gente che ascolta gianni nazzaro e questa gente non mi conosce. io non sento rancore, non sento dolore, sento solo un senso di esilio, andare in esilio restando a casa propria, andare in esilio senza partire, perdere confidenza con chi abita lo stesso luogo che abiti tu, questo è quello che mi accade ogni giorno, diminuisce il numero delle persone che saluti e che ti salutano…, non c’è nessuno con cui fermarti devi uscire solo per tornare a casa, solo per vedere che le impronte della tua gente si sono cancellate e la tua gente non ti appartiene e tu non le appartieni. è un processo velocissimo. mentre lontano da qui provo a costruire nuove comunità, la mia si dissolva, diventa una cosa indefinibile, che abita uno spazio indefinibile. un luogo si dice è fatto dalle persone che lo abitano e non bisogna portare il broncio alle persone che ti circondano. ma qui non ti circonda nessuno, non c’è prossimità, di nessun tipo, non c’è neppure adiacenza.

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Ad Aliano tra la gente di Carlo Levi

Di Donatella Bernabò Silorata

Da Napoli ci vogliono poco più di due ore per raggiungere Aliano, il paese di Carlo Levi e di “Cristo si è fermato ad Eboli”. Un viaggio che attraversa una geografia remota, che ci regala uno dei paesaggi più suggestivi d’Italia: i calanchi della Lucania sud orientale. Costruito sul limitare di un ripido dirupo, il paese è immerso in questo paesaggio aspro e lunare: grosse colline argillose e valli scavate dal vento e dall’erosione delle acque che sabato saranno il proscenio dell’avvio de “La Luna e i Calanchi”, un festival che, come spiega il suo ideatore Franco Arminio, “è una sorta di adozione collettiva di un paese e di un paesaggio nello spirito della “paesologia””.

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Ancora Aliano

Di Franco Arminio

La luna e i calanchi nasce dal fatto che quando sto in Lucania mi sento bene. Mi piace il fatto di vedere tanta terra e poca gente. Forse i lucani devono sentire che essere pochi non è un problema. Il problema ce l’hanno gli altri che sono troppi. Via via che il resto d’Italia si va riempiendo di capannoni e officine, cartelloni e pompe di benzina, ecco che il paesaggio lucano appare sempre più solenne. Viaggiando in macchina il traffico, mai concitato, ti dà modo di guardarti intorno. E dietro il paesaggio c’è il mito, ci sono le poesie, le narrazioni, ci sono Scotellaro e Sinisgalli, Pierro e Parrella.

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